DITTI PAROLE GENTILI!!!
BISOGNA RIPARTIRE DALLA CURA DI SE', PER AVERE DI CURA DI TUTTO!!!
BUON ANNO!




“Per quanto piccolo,
Nessun atto di gentilezza è sprecato”
Esopo
Di seguito alcuni scatti del primo incontro relativo al mio progetto sulla Gentilezza...



Il presente progetto mira alla diffusione delle “Buone pratiche della Gentilezza e della Tenerezza” verso se stessi/e e verso gli altri e le altre all’interno dei contesti educativi.
Appare doverosa una precisazione: in realtà, la vera missione non è aiutare gli/le adolescenti, i/le giovani adulti/e a scoprire qualità come gentilezza e tenerezza “ex-novo”, ma al contrario, aiutarli/e a ri-trovarle dentro se stessi/e e a potenziarle nel loro valore personale e interpersonale, poiché la nostra specie si è evoluta conservando tutti quei comportamenti utili alla sopravvivenza, tra questi vi è l’azione gentile che aumenta il senso di appartenenza tra gli esseri viventi, scacciando il senso di isolamento; difatti, l’attenzione, l’ascolto, il riconoscimento e l’apprezzamento, nonché l’educazione sono tutte dinamiche comportamentali basate sulla gentilezza e finalizzate alla buona manutenzione dei rapporti interpersonali (Canuti L. & Palma A, M., 2022).
Di seguito un breve parallelismo sulla gentilezza e sulla tenerezza relativo alle loro analogie e differenze.
Secondo l’American Psychological Association (APA, 2023), la gentilezza è un’azione benevola, utile e intenzionalmente rivolta a un’altra persona; la gentilezza è motivata dal desiderio di aiutare un altro individuo, non di ottenere una ricompensa o evitare una punizione.
È possibile anche intendere la gentilezza come una qualità umana che riflette la tendenza a fare del bene e ad entrare in empatia con gli altri (Tikaboo, 2020, p. 2).
La tenerezza, invece, è un’emozione complessa e profondamente umana che si manifesta attraverso sentimenti di affetto, di cura, di protezione e amore verso un’altra persona o un essere vivente spesso in risposta alla sua vulnerabilità o bisogno. Dal punto di vista neuroscientifico, la tenerezza è associata all’attivazione di sistemi cerebrali legati alla cura e all’attaccamento.
Tenerezza e gentilezza sono concetti simili ma distinti: la gentilezza è un comportamento pro-sociale, un'azione o un atteggiamento di rispetto e benevolenza verso gli altri, che può includere anche la tenerezza; la tenerezza è un'espressione emotiva e un atteggiamento di cura, delicatezza e affetto, che può manifestarsi attraverso la gentilezza o in altri modi. Entrambe sono espressioni di forza, empatia e di desiderio di costruire relazioni positive e supportare la vulnerabilità altrui.
Esse sono fondamentali per lo sviluppo emotivo, per il rafforzamento dei comportamenti altruistici, dell’empatia e della cooperazione e per la creazione di un senso di attaccamento e di vicinanza.
Già lo psicoanalista Alfred Adler (1908) aveva evidenziato la necessità di soddisfare il bisogno di tenerezza nel bambino come elemento essenziale per il suo benessere psicologico, in quanto la tenerezza è in grado di attivare un sano senso di appartenenza e quindi, a cascata, aumentare il senso di sicurezza e di protezione, aspetti, quest’ultimi, di fondamentale importanza per l’autostima e la regolazione emotiva durante l’infanzia.
Ad oggi, una sempre più crescente mole di studi sostiene che compiere atti di generosità possa aumentare la felicità e il benessere soggettivo, con annessi benefici per la salute fisica come una pressione sanguigna più bassa (Curry et al., 2018; Hui et al., 2020).
Non solo, compiere azioni pro-sociali verso amici, estranei e, persino verso se stessi, cambia la qualità delle relazioni perché favorisce un clima sereno, positivo e allenta le tensioni (Rowland & Curry, 2019; Ko et al., 2021; Regan et al., 2022; Canuti L.&Palma A.M., 2022).
In sintesi, aiutare gli adolescenti e le adolescenti a coltivare la gentilezza e la tenerezza dentro sé e nelle relazioni rappresenta la condicio sine qua non per favorire la creazione di legami sociali sani, per generare connessioni profonde, per promuovere il benessere individuale e collettivo e per prevenire la manifestazione di comportamenti aggressivi e di prevaricazione (Pellai, Tamburini, 2021).
Infine, in accordo con lo psicoterapeuta Piero Ferrucci (2021), il quale ha definito la qualità della gentilezza, come “inusuale” rispetto ai tempi odierni in cui i rapporti fra essere umani sono sempre meno umani, meno autentici e spesso troppo distanti, coltivare la gentilezza verso se stessi/e e gli/le altri/e, rappresenta sia un atto di ribellione rispetto ai “virtuali e virali” modelli comportamentali attuali basati su una disfunzionale competitività narcisistica e un vero balsamo per l’autostima, perché essa dà senso e valore all’esistenza propria e altrui.
FINALITA’ GENERALI
OBIETTIVI SPECIFICI
DESTINATARI DEL PROGETTO
Tutti i ragazzi adolescenti e le ragazze adolescenti, giovani adulti/e frequentanti per l’anno scolastico 2025-26, il Centro Didattico Specializzato Parini – Fermi di Carsoli.

«Ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne»
Maya Angelou
Di seguito, alcuni scatti relativi al mio intervento e l'articolo completo relativo alla sintesi degli interventi di ciascuna relatrice che ha partecipato al convegno, consultabile su questo link :https://www.confinelive.it/carsoli-grande-partecipazione-per-lincontro-libere-di-essere-noi-stesse-focus-sulla-condizione-della-donna-spirale-violenta-e-prevenzione/. L'articolo redatto dalla giornalista Elisabetta Zazza è stato riportato sul quotidiano online "CONFINELIVE".

...La parola è passata poi alla psicologa Maria Chiara Mazzei che ha delineato il tema della violenza partendo dall’elemento fondante che spesso scatena l’agire violento dell’uomo da parte della donna: la violenza psicologica. Molte donne vengono letteralmente annientate mentalmente dal proprio partner al punto da negare a sé stesse le potenzialità violente di lui, e a non riconoscere più il pericolo. Dunque si parte dal ciclo della violenza, la spirale violenta in cui la donna inconsapevolmente ricade e il legame traumatico che si instaura, come una sorta di dipendenza, di schiavitù dall’uomo.
Ciclo della violenza e spirale della violenza sono i meccanismi alla base della violenza stessa, che è un processo costituito da una serie di fasi cicliche che si ripetono nel tempo.
Nel ciclo, per esempio il passaggio dalla prima fase, la tensione, che si manifesta con la violenza psicologica, poi l’escalation (aggressione fisica), fino ad arrivare al pentimento, una breve fase idilliaca di riappacificazione chiamata anche “luna di miele” (terza fase). Sono dinamiche che confondono la donna divisa tra rabbia e paura inespressa, vergogna, sentimenti di inadeguatezza, speranza di un cambiamento. Questo, ad esempio, è uno degli aspetti psicologici principali che portano la donna a restare, a nascondersi dal problema, a non ribellarsi, a non scappare.
La spirale violenta indica invece il fatto che le varie violenze che si succedono diventeranno sempre più intense e, paradossalmente, più è intensa la violenza, più l’autostima si abbasserà, le forze di combattere anche. Più la donna crede di non valere, di non farcela, di non poter meritare altro, così più forte perdonerà al suo partner qualsiasi cosa e poi più forte sarà il trauma, quando la violenza si ripeterà.
La donna finisce per credere di essere esattamente come viene descritta (“sei stupida”, “non combinerai mai nulla”, “dove vai senza di me”). Il maltrattamento psicologico si trova nella prima fase del ciclo e precede la violenza fisica o sessuale. La psicologa Maria Chiara Mazzei ha dunque sottolineato quanto sia importante, come prima forma di prevenzione, prendere coscienza e non lasciarsi sopraffare da una relazione che sin dall’inizio si mostra zoppicante, poiché calpesta la dignità della persona, l’autostima e il rispetto.
«Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo: in piedi Signori, davanti a una Donna!»
(William Shakespeare)





